restare sospesi guardando alla finestra

Passeggiare di nuovo come se fosse la prima volta

Dopo un sacco di tempo, e un numero di giorni che dopo il 40esimo ho smesso di contare, sabato pomeriggio sono uscita per la prima volta dal 4 marzo.
Ho chiuso la porta di casa e sono uscita con la mia famiglia.
Mi sono spostata per fare delle commissioni, sono entrata al tabacchino e poi in farmacia, ho prelevato, ho aspettato fuori da un negozio ma alla fine mi sono stancata di aspettare e non sono entrata.

Ho visto la luce fuori casa, ho guardato il mondo esterno senza guardarlo con attenzione, un po’ di sfuggita, per paura. Volevo ambientarmi alla novità, al vedere volti in mascherina che raccontano tristezza, senso di vuoto, incertezza, speranza. Un po’ tutto insieme, un po’ mescolato, un po’ “chissà quanto staremo così”.

Ho indossato per la prima volta la mascherina e dopo un minuto ero già stanca. Avevo caldo, mi sembrava di non avere più aria. Ho parlato a rilento, ho cercato di fingere che sì, mi sono abituata come tutti.

Insomma, sono felice di essere uscita, di aver chiacchierato al tabacchino e in farmacia. Sono felice di aver visto con i miei occhi quello che c’è fuori. E sono felice che Francesco e Davide abbiano visto la sua mamma in giro, insieme come se nulla fosse. Appena tornati a casa, però, ho stretto i bimbi forte e sono uscita per stare in terrazza. Più a mio agio, più me stessa. Ho detto a Giuseppe di farmi una foto per ricordare di un sabato così strano e sereno ma anche più vuoto.

Voglio ricordarlo così, con quell’alone di sentimenti abbracciati insieme che mi rendono più forte e fragile allo stesso tempo.

La ricetta

Il mio compagno lavora nel mondo della ristorazione.
Studia e combina i sapori dei prodotti della sua terra, li mescola con sapienza alle fragranze delle erbe aromatiche, li racchiude in impasti preparati con cura e pazienza.
Lui ama il suo lavoro, lo ama alla follia.

Da quando le regole della quarantena sono diventate così stringenti, il posto in cui lavora ha chiuso. Così, si è ritrovato dall’oggi al domani a ricostruire la sua quotidianità, a sentire altri profumi, a vivere con nuovi ritmi.

Il mio compagno è un uomo riservato, pragmatico, con i piedi per terra. E ha uno sguardo limpido e generoso.

È un chiodo piantato per terra, a differenza di me, che sono un palloncino fluttuante nell’aria. Oggi lo guardo, e senza dirglielo lo ringrazio per quello che mi sta insegnando, perchè io non so cosa farei se fossi al suo posto. Sebbene stia subendo una condizione difficile ha trovato il modo di ribaltare la sua situazione e si dice fortunato: può riposare un po’ di più, studiare nuove ricette provandole a casa, giocare ad intagliare la frutta.

È fortunato, questo dice, anche se non può lavorare con la sua squadra in cucina. Fortunato anche se non può scegliere i prodotti più freschi dai banchi del mercato al mattino presto. Fortunato, anche se la cassa integrazione chissà quando arriverà.

Ma adesso glielo dico io chi è la persona veramente fortunata. Che la ricetta più buona e genuina è il suo modo di affrontare tutto questo. E che questa ricetta me l’ha regalata dal primo momento.
Sì, glielo dico; magari tra un po’, prima mangio la prelibatezza che ha preparato oggi.


il tempo in quarantena che passa

Riacchiappo il mio tempo

Recupero tempo perso e perdo quello che dovrei utilizzare per lavorare o concentrarmi su qualche impegno utile. Attendo che arrivi quella leggerezza utile a vivere le giornate in maniera semplice e un po’ banale, con un ritmo che parla della vita da vivere.
Nel frattempo aspetto. Aspetto che il tempo in quarantena mi dica cosa devo fare dei momenti che passano.