Storie che resistono

L’etimologia della parola Resistenza si ricollega alla radice sanscrita stha- o sta- che esprime l’idea di essere o rendere fermo, preceduta dal prefisso re-, indietro, e che rafforza l’idea di fermezza nella propria posizione.
Resistere, dunque, significa opporsi strenuamente rispetto a qualcuno o qualcosa, senza piegarsi.

25 aprile, giorno della Resistenza italiana

Gli occhi della Resistenza italiana, per me, sono sempre stati quelli di Pina quando guarda sprezzante il soldato nazista che le accarezza una spalla o ancora quando, animata da una forza feroce, poco dopo, lo schiaffeggia in volto divincolandosi da un presa che vorrebbe tendere all’immobilità.
La Resistenza è l’impertinenza di Pina che fugge da ogni ostacolo, lasciandoseli alle spalle. È quel suo braccio alzato, il volto trafelato, smunto, corroso dalla brutalità del presente. È la corsa matta e disperata dietro un camionetta nazista che le sta portando via l’amore e assieme la vita. Quel suo grido sguaiato, urlato con la testa all’indietro, e che pronuncia un nome soltanto: «Francesco! Francesco!»
Poi, i colpi dei fucili e la Resistenza cade in terra. La gonna alzata, la giarrettiera in vista. Una morte avvenuta davanti agli occhi del figlio che nella veemenza e nella furia sembra emularla, scalciando contro i soldati prima e correndo poi; questa volta, però, senza speranza alcuna. Si piega, abbraccia il corpo della madre rovesciando la pietà michelangiolesca in una posa carica di un senso che amplifica la poetica del film di Roberto Rossellini e apre al Neorealismo italiano, lasciandoci in eredità Roma città aperta e la passione e il talento di Anna Magnani.

In un’intervista Rossellini dichiarò che la missione dell’arte era quella di riscattare gli uomini dai loro condizionamenti, emanciparli. E questo film, emblema della cultura cinematografica italiana e capostipite delle pellicole che inaugurano il filone della Resistenza italiana sul grande schermo, mostra come farlo raccontando una storia che non è nient’altro che la nostra Storia. Quella di un Paese brutalizzato, calpestato, in cui il futuro si aveva timore persino a immaginarlo. La storia di uomini perduti, dai volti poco attraenti: i visi emaciati, le mani callose, gli occhi affamati di vita e libertà e lo fa prediligendo riprese con una macchina a mano, prive di set e di attori professionisti. Lo fa rispettando il reale, togliendo ciò che non è essenziale e puntando dritto al cuore delle cose, scavando nelle speranze taciute e nascoste di un popolo che, nonostante gli anni e le lotte e il tempo, ci assomiglia ancora nella voglia di riscatto.

La storia di Pina è quella di Teresa Gullace, madre di cinque figli e in attesa del sesto, uccisa da un soldato nazista il 3 marzo 1944 mentre contestava l’arresto del marito. Una donna come tante, forse, ma che grazie a Rossellini e Anna Magnani diventa espressione immutabile di valori universali, simbolo della ribellione alle angherie del potere, alle vessazioni. Rappresenta la lotta alla libertà compiuta non da una eroina ma da una madre e da una donna innamorata.

Quella corsa è simbolo di una bellezza che va ricercata anche nel buio. È coraggio che non deve mancare mai. È sfrontatezza e speranza. È la voglia di andare incontro alle cose, mettendole in dubbio, se occorre. È un amore che scalcia e non si assopisce in silenzio. Affinché sia oggi più che mai di esempio per tutte divincolarsi dalle strette che fanno male, dalle carezze che non vogliamo e che ci vengono regalate “per farci stare buone”, dalle urla sguaiate per strada che non abbiamo richiesto. Dall’amore che ci viene tolto. Da chi ci impone il silenzio. Da chi ci relega in un angolo, a casa o al lavoro, per paura o solo per comodità. Per correre ancora verso tutto quello che desideriamo per noi soltanto.

Facciamolo per Teresa, per la Pina di Anna Magnani, per Renata Viganò e la sua Agnese. Per le nostre donne Partigiane del dopoguerra italiano e per tutte le donne che resistono oggi alle nuove dittature del quotidiano. Perché è per questo che rinasce e si rinnova ogni giorno la libertà.

Alle mie “accente”, alle donne, a tutti.
Buon 25 aprile.