restare sospesi guardando alla finestra

Passeggiare di nuovo come se fosse la prima volta

Dopo un sacco di tempo, e un numero di giorni che dopo il 40esimo ho smesso di contare, sabato pomeriggio sono uscita per la prima volta dal 4 marzo.
Ho chiuso la porta di casa e sono uscita con la mia famiglia.
Mi sono spostata per fare delle commissioni, sono entrata al tabacchino e poi in farmacia, ho prelevato, ho aspettato fuori da un negozio ma alla fine mi sono stancata di aspettare e non sono entrata.

Ho visto la luce fuori casa, ho guardato il mondo esterno senza guardarlo con attenzione, un po’ di sfuggita, per paura. Volevo ambientarmi alla novità, al vedere volti in mascherina che raccontano tristezza, senso di vuoto, incertezza, speranza. Un po’ tutto insieme, un po’ mescolato, un po’ “chissà quanto staremo così”.

Ho indossato per la prima volta la mascherina e dopo un minuto ero già stanca. Avevo caldo, mi sembrava di non avere più aria. Ho parlato a rilento, ho cercato di fingere che sì, mi sono abituata come tutti.

Insomma, sono felice di essere uscita, di aver chiacchierato al tabacchino e in farmacia. Sono felice di aver visto con i miei occhi quello che c’è fuori. E sono felice che Francesco e Davide abbiano visto la sua mamma in giro, insieme come se nulla fosse. Appena tornati a casa, però, ho stretto i bimbi forte e sono uscita per stare in terrazza. Più a mio agio, più me stessa. Ho detto a Giuseppe di farmi una foto per ricordare di un sabato così strano e sereno ma anche più vuoto.

Voglio ricordarlo così, con quell’alone di sentimenti abbracciati insieme che mi rendono più forte e fragile allo stesso tempo.

nonno e nipote

Di mancanze e necessità

[Giovedì notte]
«Mamma, non riesco a dormire».
«Amore, sai cosa puoi fare? Chiudi gli occhi e immagina di essere al mare. Guarda, ti puoi fare il bagno con Davide, gli abbiamo messo il costume. E vedi lì? C’è il secchiello per fare un castello di sabbia. Ecco, ora immagina tutte queste cose belle che ti aiutano a prendere sonno».
Silenzio.

[Venerdì notte]
«Mamma, nemmeno oggi riesco a dormire. Non si chiudono gli occhi».
«Amore, oggi a cosa pensiamo di bello?»
«Alle mie macchinine».
«Benissimo. Allora chiudi gli occhi e pensa a una macchina telecomandata che puoi usare per strada, mentre la fai correre veloce».
Silenzio.

[Sabato mattina]
«Mamma io ora sto pensando».
«Davvero? A cosa pensi?
«Ho gli occhi chiusi e penso che stiamo partendo a Tempio, siamo in nave».
«Che bello, tieniti pronto che ci stanno aspettando tutti».
Silenzio.

il tempo in quarantena che passa

Riacchiappo il mio tempo

Recupero tempo perso e perdo quello che dovrei utilizzare per lavorare o concentrarmi su qualche impegno utile. Attendo che arrivi quella leggerezza utile a vivere le giornate in maniera semplice e un po’ banale, con un ritmo che parla della vita da vivere.
Nel frattempo aspetto. Aspetto che il tempo in quarantena mi dica cosa devo fare dei momenti che passano.